I baristi assorbono parte dei costi, schiacciati tra margini ridotti e la paura di perdere clienti.
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Oggi, 15 marzo 2025, il caffè è sotto i riflettori come mai prima d’ora. Non è solo una questione di tazzina al bar. Si tratta di un tema che intreccia economia globale, cambiamenti climatici e nuove abitudini di consumo. Il prezzo del caffè verde schizza ai massimi storici, con quotazioni che sfiorano i 4 dollari per libbra secondo i dati della FAO (www.fao.org), eppure al banco del bar l’espresso resta fermo tra 1,20 e 1,50 euro in media.

Questo scarto nasconde una filiera in crisi, ma anche opportunità per chi sa adattarsi: dai coltivatori in Brasile e Vietnam fino al barista sotto casa. Ecco cosa sta succedendo, quanto costa davvero il caffè e come consumatori e gestori possono affrontare un mercato in rivoluzione.

Il Chicco che Vale Oro: Perché i Prezzi Salgono e Cosa Significa per la Tazzina

Il caffè non è più “solo” un chicco. È un prodotto che parte dai campi di paesi come Brasile, Vietnam e Colombia, attraversa oceani e arriva nei bar italiani dopo un viaggio fatto di costi, rischi e speculazioni.

Secondo il rapporto FAO di dicembre 2024 (www.fao.org/markets-and-trade), il prezzo dell’Arabica è salito del 58% in un anno, mentre la Robusta ha toccato il +70%.

Colpa del clima: siccità in Vietnam, piogge eccessive in Indonesia e caldo record in Brasile hanno tagliato i raccolti. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) prevede per il 2025 una produzione brasiliana di 51,81 milioni di sacchi, in calo del 4,4% (www.usda.gov). Aggiungiamo i costi di trasporto, gonfiati dal blocco del Canale di Suez e dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso, e il quadro è chiaro: il caffè costa di più già alla fonte.

Ma al bar? In Italia, il prezzo medio è passato da 1,03 euro nel 2021 a 1,22 euro a gennaio 2025, con picchi a 1,43 euro a Bolzano e minimi a 1,10 euro a Catanzaro, secondo il Centro di Ricerca sui Consumi (CRC) e Assoutenti (www.assoutenti.it). Un aumento del 19% che, però, non riflette del tutto l’impennata del caffè verde.

Perché ?

I baristi assorbono parte dei costi, schiacciati tra margini ridotti e la paura di perdere clienti.

Cristina Scocchia, AD di Illycaffè, prevede ulteriori rincari del 15-20% nei prossimi mesi (www.illy.com), ma sottolinea che la speculazione sulle “soft commodities” tiene i prezzi artificialmente alti, anche quando il clima dà tregua.

Dal Campo al Banco: Il Caffè, Una Filiera Sotto Pressione

La strada del caffè è lunga. Parte dai piccoli agricoltori – l’80% della produzione globale, dice la FAO – che lottano con rese basse e costi alti. In Vietnam, la produzione 2023-24 è scesa del 20% (www.fao.org), mentre in Brasile il caldo ha bruciato le previsioni di raccolto.

Poi c’è la lavorazione: torrefattori come Goppion, che a Preganziol (Treviso) chiedono unione nella filiera per spiegare ai clienti il valore del prodotto (www.goppioncaffe.it). Infine, il barista: in Italia, 132.004 bar impiegano 272.266 persone, secondo il rapporto FIPE 2024 (www.fipe.it), ma i costi del lavoro e dell’energia pesano più del caffè stesso.

Il paradosso ?

Una tazzina da 1,20 euro genera 7,32 miliardi di spesa annua in Italia (CRC), ma il guadagno si spalma su troppi attori. I coltivatori vedono poco dei 4 dollari per libbra, i torrefattori devono investire in qualità e i baristi pagano bollette salate.

Dario Fociani di Faro Caffetteria a Roma lo dice chiaro: “Il costo del lavoro e la burocrazia pesano più del chicco” (www.faroroma.it).

Consumatori e Gen Z: Sostenibilità e Qualità al Primo Posto

Consumatori e Gen Z: Sostenibilità e Qualità al Primo Posto

Chi beve caffè oggi vuole sapere cosa c’è dentro. La survey dell’Istituto Espresso Italiano (IEI) condotta da Sylla mostra che la Gen Z dà un voto di 7,34 su 10 alla sostenibilità (www.iei.it). I giovani cercano bar accoglienti, caffè etico e baristi che raccontino la storia del prodotto. Solo il 32% degli adolescenti, però, parteciperebbe a corsi sul caffè: preferiscono imparare al bancone. Gli adulti, invece, danno un 8,6 al gradimento dell’espresso, contro il 6,9 dei teenager, segno di un’abitudine più radicata.

La qualità conta: il 73,9% dei Gen Z sceglie un bar per il gusto in tazza, dice IEI. E la socialità? Il bar resta un punto di incontro, ma deve offrire esperienze: menu digitali, come annuncia Starbucks per il 2025 (www.starbucks.com), o cocktail al caffè sostenibili, trend segnalato da Mattia Pastori di Nonsolococktails (www.nonsolococktails.com).

Strategie per Baristi:

Con i costi in salita, i gestori devono agire. Ecco come:

  • Trasparenza sul prezzo: Un cartello che spiega “Perché il caffè costa di più” – clima, trasporto, qualità – può fidelizzare i clienti. Goppion lo propone: “Facciamo cultura” (www.goppioncaffe.it).
  • Upselling intelligente: Offrire specialty coffee a 2-3 euro, magari con un racconto sulla provenienza (es. Angola, in rilancio con Café Cazengo – www.cafecazengo.com). Simonelli Group forma baristi per questo con la Youth Academy (www.simonelligroup.com).
  • Sostenibilità visibile: Usare fondi di caffè per cocktail zero waste o packaging green. Städlin a Roma lo fa già (www.stadlinroma.it).
  • Esperienze al banco: Un espresso con un mini-tiramisù a 2,50 euro totali aumenta lo scontrino medio senza spaventare.

I bar polifunzionali – caffetteria, cocktail room, listening bar – sono il futuro, dice Pastori. E i dati FIPE lo confermano: il 38,9% dei bar è gestito da under 35, pronti a innovare.

Consumatori: Come Spendere Bene i Soldi del Caffè

Per chi beve caffè, il 2025 è una sfida ma anche una scelta. Con 6 miliardi di tazzine annue in Italia (CRC), ogni centesimo conta. Comprare capsule o caffè sfuso da torrefazioni locali come Illy (www.illy.com) o Goppion può tagliare i costi rispetto al bar. Al banco, chiedere la provenienza del caffè aiuta a capire se vale 1,50 euro. E se il budget stringe? Puntare su bar con offerte combinate (caffè + cornetto a prezzo fisso) o su catene come Starbucks, che ora offre ricariche gratuite in loco.

Microeconomie e Soluzioni: Il Caffè che Sopravvive

Il caffè crea lavoro. In Angola, 25.000 piccole aziende agricole producono metà del raccolto nazionale (www.cafecazengo.com), sostenute da UE e ONU. In Italia, la filiera da 5,2 miliardi (IEI) può crescere se i consumatori premiano la qualità. La chiave? Educare.

Simonelli Group offre borse di studio per baristi (www.simonelligroup.com), mentre IEI certifica locali attenti alla filiera (www.iei.it). E se Trump impone dazi alla Colombia (www.usda.gov), l’Italia può guardare a produttori emergenti come l’Angola.

Il caffè non è più un euro al bancone. È un prodotto vivo, che costa fatica e risorse. Ma tra crisi e innovazione, baristi e consumatori hanno gli strumenti per farne un simbolo di qualità e consapevolezza. Oggi la tazzina è un investimento: sta a noi decidere quanto vale.


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di kai_zen

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